Biofeedback elettromiografico

Biofeedback elettromiografico

Categoria : Il Biofeedback

Che cos’è il biofeedback elettromiografico?

Il biofeedback elettromiografico si occupa di misurare l’attività’ dei vari gruppi muscolari, per fornire al soggetto informazioni continue e in tempo reale sul proprio stato di tensione muscolare.

Dal punto di vista fisiologico, il biofeedback elettromiografico misura il livello di scarica delle fibre nervose motorie che innervano il muscolo, ossia le minuscole correnti generate dalle fibre nervose motorie che comandano il muscolo. Un muscolo è composto da una moltitudine di cellule motorie,  attivate da segnali elettrici che partono dal sistema nervoso e giungono alle placche motorie.

L’attivazione ordinata delle singole cellule causa la contrazione del muscolo. Questa contrazione è difficile da monitorare, ma si possono monitorare i segnali elettrici che arrivano al muscolo, attraverso la rilevazione delle correnti elettriche che raggiungono elettrodi posti sulla pelle.

Questo tipo di rilevamento, chiamato elettromiografia (EMG), non rileva quindi direttamente la tensione muscolare, ma rileva una differenza di tensione, espressa in microvolts, che comunque risulta  strettamente correlata al tono del muscolo: un muscolo rilassato genera un segnale intorno ai 2-3 microvolts, mentre in un muscolo contratto, tale valore può giungere fino a 20-25 microvolts. Questo segnale, amplificato e trasformato in forma acustica e/o visiva, fornisce indicazioni alla persona riguardo al proprio tono muscolare. Utilizzando le informazioni sulla propria tensione muscolare il soggetto viene addestrato a ridurre progressivamente la contrazione muscolare fino a raggiungere uno stato di distensione e rilassamento.

Il parametro monitorato, cioè il tono muscolare, non appartiene all’insieme delle attività mediate dal sistema nervoso autonomo, ma è, per la maggior parte, sotto il controllo diretto della volontà; tuttavia ci sono molto spesso situazioni che portano una persona a sviluppare inconsapevolmente tensioni muscolari in vari distretti corporei, le quali possono essere, per esempio, la causa di cefalee muscolo-tensive oppure possono associarsi a stati ansiosi e di stress.

I muscoli piu’ frequentemente monitorati sono il muscolo frontale, il trapezio e i muscoli dell’avambraccio, poiché questi muscoli riflettono più di altri il grado globale di tensione dell’organismo e permettono di utilizzare solo pochi elettrodi di misura.

Budzynski e Stoya (1969) dimostrarono che i soggetti che ricevevano un feedback acustico del grado di tensione del muscolo frontale, riuscivano a fare abbassare notevolmente in poche sedute il livello di miscrovoltaggio registrato e quindi il tono muscolare in esame, conseguendo con ciò un effetto di rilassamento psico-fisico generale.

 

Come viene utilizzato il biofeedback elettromiografico?

Per quanto riguarda gli impieghi clinici, in generale si può dire che il biofeedback elettromiografico sia attualmente la tecnica più impiegata nel campo del training del rilassamento, ma esso risulta particolarmente utile anche per ottenere il rilassamento dei gruppi muscolari specifici quali, per esempio il muscolo massetere nel bruxismo e il frontale associato ai muscoli del collo e delle spalle nelle cefalee muscolo-tensive. Le applicazioni cliniche più citate in letteratura sono: tecniche di rilassamento (Budzynski et al., 1973), desensibilizzazione sistematica per le fobie (Agras et al., 1971), cefalea muscolo-tensiva (Budzynski, 1978), ipertensione essenziale (Shoemaker et al., 1975), bruxismo (Schwartz 1968), riabilitazione neuromuscolare dopo traumi (Sachs 1976).


Intervista sul Neurofeedback

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