|
Disturbi dell'autismo
L’autismo è un disturbo pervasivo dello sviluppo estremamente complesso. Viene definito come il buco nero della neuropsichiatria infantile. Non solo, infatti, manca l’identificazione di un difetto molecolare o neurologico comune alle numerose condizioni che predispongono alla malattia, ma è difficile persino intendere il perno stesso del disturbo: l’incapacità di avere rapporti sociali.
Da oltre trent’anni i disturbi dell’autismo sono oggetto di studi scientifici per cercare di trovare le molteplici cause. I più autorevoli studiosi dell’argomento sono giunti alla conclusione che una delle maggiori anomalie degli individui autistici sia la loro incapacità di costruire una teoria della mente degli altri. Le aree del cervello prevalentemente interessate dal disturbo sono quelle relative all’interazione sociale reciproca, all’abilità di comunicare idee e sentimenti e alla capacità di stabilire relazioni con gli altri. La diagnosi di autismo, in definitiva, è una diagnosi descrittiva in cui l’elemento prevalente è il disturbo sociale. L’autismo è quindi una difficoltà a entrare nel mondo degli altri, una difficoltà a leggere e vedere l’altro.
Gli studi, negli anni, hanno fatto passi avanti. Oggi la conoscenza di questa patologia è maggiore rispetto a trent’anni fa quando era fuorviata da teorie nelle quali l’autismo era visto come una scelta, come se il bambino avesse la possibilità di governare gli stati emotivi, il desiderio di comunicare. Il problema è opposto. Chi soffre di autismo prova un grande bisogno di esprimere le proprie emozioni, ma spesso è in difficoltà nel trovare le modalità, i canali per entrare in rapporto biologico con gli altri. Grazie all’affinamento degli strumenti diagnostici, oggi si può identificare con precisione e celermente il grado di autismo, concentrandosi sui disturbi dell’interazione sociale, della comunicazione, dell’attività e degli interessi. Una condotta riabilitativa impostata precocemente può migliorare le condizioni del soggetto e l’intervento psico-educativo di tipo globale è quello che può dare i risultati più soddisfacenti.
Già dai primi mesi di vita, chi soffre d’autismo mostra una scarsa attenzione alle espressioni facciali delle persone, e, di conseguenza, non sviluppa reciprocità e sintonia nelle interazioni precoci, compromettendo la capacità di usare simboli; capacità su cui si fonda la comprensione del significato espresso attraverso gesti, parole e forme verbali più avanzate. |
INTRODUZIONE AL NEUROFEEDBACK I principi fondamentali del Neurofeedback ed i suoi presupposti terapeutici.
Cliccando sull'immagine è possibile scaricare gratuitamente la guida introduttiva al Neurofeedback, elaborata dallo staff del NOUSCentro per il Disturbo dell'Attenzione, dell'Iperattività e dell'Apprendimento
|